La crisi in Europa

E’ passato ormai un mese da quando il nuovo governo tecnico, presieduto da Mario Monti, ha iniziato a lavorare per cercare di far fronte a questo periodo economico così difficile in Italia e soprattutto nel mondo. Ormai da più di un mese in molti hanno sentito dai telegiornali o letto dalla carta stampata termini come “spread”,  “debito pubblico”, “attacco all’eurozona” e via di seguito. Penso sia opportuno cercare di fare un pò di chiarezza. Penso innanzitutto che si debba partire dalla domanda: come mai l’Europa è entrata in crisi? A questo proposito molti economisti, anche e soprattutto online, hanno pubblicato numerosi articoli per cercare di fare chiarezza sull’argomento. Ritengo particolarmente utile un articolo pubblicato su giornalettismo.com che, attraverso l’utilizzo di grafici della Reuters, spiega utilizzando alcuni concetti fondamentali e curiosità interessanti per capire come si è sviluppata la crisi a livello mondiale e quali sono le ripercussioni che essa ha avuto a livello europeo.

Prima di tutto penso sia importante fare un accenno a quelle che sono state le cause che hanno originato questa crisi mondiale. Senza scendere nel particolare, a mio avviso, la causa di questo malessere economico è da ricercare nel liberismo sfrenato che ha caratterizzato molte scelte di politica economica intraprese da molti stati, non solo a livello europeo ma anche a livello mondiale. Quest’ultimo ha causato fenomeni come la progressiva deregolamentazione del mercato finanziario che ha portato al materializzarsi di alcuni fenomeni come la cartolarizzazione o ha dato seguito ad una gestione sconsiderata delle “public companies”. Le disuguaglianze distributive, la progressiva crisi dell’industria manifatturiera schiacciata dal progressivo emergere dei paesi in via di sviluppo, gli squilibri internazionali e i problemi ambientali hanno fatto il resto. Questo scenario è stato seguito e organizzato dalla sapiente regia di una classe politica che si è dimostrata incapace di porre rimedio a delle scelte politiche sbagliate fatte in precedenza. E’ stata proprio la politica ad aver favorito una progressiva deregolamentazione dei mercati finanziari e del mercato del lavoro, ha promosso l’inclusione dei lavoratori nel sistema finanziario attraverso i fondi pensione, i muti e il credito a consumo. Ha così mediato nella relazione tra finanza e lavoro coinvolgendo anche il lavoro nella logica del trasferimento del rischio, causando così la proliferazione dei vari contratti a termine che hanno reso precaria la vita, e non solo il lavoro, di molti giovani.

Tutto ciò ha causato la situazione in cui ci troviamo oggi e l’Italia, senza dubbio, è uno dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi. Molti economisti hanno sottolineato come la nostra situazione economica non si debba confondere con quella della Grecia, ci definiscono come la Spagna, diciamo un gradino più in sù… . Siamo in una situazione in cui abbiamo ancora una via d’uscita, e il governo Monti ha proprio questo compito: cercare di trovare la chiave giusta per aprire quella porta e farci uscire da questa congiuntura negativa.

 

IL RATING DEI TITOLI DI STATO:

Il punto cruciale di partenza è capire cosa significa quando un tasso d’interesse di un titolo di Stato inizia ad aumentare. Ogni stato ha un debito pubblico, composto da un debito estero e un debito interno. Il debito pubblico è la somma dei diversi deficit pubblici accumulati nel corso degli anni durante la gestione economico-finanziaria dello Stato stesso. Un deficit pubblico si genera dal momento in cui, in un determinato periodo di tempo, le uscite eccedono sulle entrate. Nonostante il deficit pubblico sia da evitare lo stato italiano ha accusato spesso questo disavanzo negativo e ciò ovviamente lo ha portato ad incrementare il suo debito pubblico. Ogni stato cerca di far fronte ai debiti che ha contratto, siano questi con l’estero o con enti interni (da qui la divisione debito estero o interno), cercando di reperire denaro attraverso il piazzamento sul mercato dei propri titoli di stato. Riesce ad ottenere denaro in cambio di “un pezzo di carta” sul quale riconosce un interesse, che alla scadenza del titolo, deve essere riconosciuto al suo titolare. I titoli di stato sono inseriti in una vera e propria classifica che conferisce un giudizio su ogni titolo analizzando il suo grado di sicurezza. Ovvero, se acquisto un titolo di debito pubblico spagnolo anziché acquistare un titolo tedesco, sarò più o meno sicuro che alla scadenza del titolo stesso mi verrà riconosciuto il mio tasso di interesse? In Europa il titolo più affidabile è il Bundesanleihen, titolo decennale emesso dalla Germania, più comunemente detto Bund, che è visto come un punto di riferimento per gli investitori, anche se sono molti gli economisti che ad oggi non credono più nella granitica stabilità dello stato tedesco. In definitiva si può affermare che più si alza l’interesse maggiore sarà lo sforzo dello stato che lo ha emesso nel dover riconoscere quel tasso al suo creditore.  Il giudizio sui titoli di stato dei diversi stati è dato da agenzie di rating internazionali: la Moody’s, la Standard & Poor’s e la Fitch.

Ovviamente più basso è il rating, più alto è il rischio di insolvenza collegato al paese. Dal grafico si può notare il rating, molto basso dato al titolo di stato greco, da parte di tutte e tre le agenzie di rating. Il punteggio massimo è la tripla A, quello minimo, che qualifica i titoli spazzatura, è appunto la C. Detto ciò si evince come secondo le agenzie di rating il debito greco non vale assolutamente nulla e ha pochissime speranze di essere liquidato. Il nostro titolo diciamo che cerca di difendersi come meglio può…non siamo la Germania ma nemmeno la Grecia. Un altro indice che è importante menzionare è lo swap sui titoli a 5 anni, che si legge nella colonna di destra: lo swap è un’assicurazione sul debito, più è alta più il debito è a rischio inadempimento. Lo swap sul titolo tedesco vale pochissimo, perché il rischio è molto basso: nonostante il rating sia minore, il debito del Portogallo richiede un premio maggiore per essere assicurato rispetto a quello irlandese; analogamente il debito italiano, valutato più solido, ha bisogno di un premio maggiore di quello spagnolo.

LA RIPARTIZIONE DEI DEBITI IN EUROPA:

 

Nell’areogramma proposto dalla Reuters viene mostrato il debito che grava su diversi stati europei. Come si può vedere più di un quarto del debito totale grava sulle spalle della Germania, seguono poi la Francia e l’Italia. Tuttavia questi diversi stati nonostante abbiano percentuali di debito molto simili hanno economia molto diverse poichè diversa è la solidità delle diverse economie. Ecco perché un titolo emesso dalla Germania non è certo paragonabile ad un titolo di debito emesso dall’Italia, o dalla Spagna.

 

LA CRESCITA DEL PIL IN EUROPA:

 

Il Grafico sovrastante analizza la crescita del PIL nell’ultimo anno: sull’asse delle ordinate il 2011, sull’asse dell’ascisse la crescita percentuale sul precedente anno. La linea azzurra è il PIL della Grecia il quale si dirige in picchiata verso importi pesantemente negativi, chiudendo il 2011 con una recessione di oltre 5 punti sul 2010. Si nota poi “l’altalena” dell’Irlanda che dopo un profondo picco tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 si è ripresa bene. La Spagna e l’Italia sembrano muoversi a braccetto, in questo grafico si capisce meglio di qualsiasi altra rappresentazione perchè la situazione spagnola e quella italiana sono molto spesso accostate.

 

LA DISOCCUPAZIONE IN EUROPA:

Ovviamente un’analisi della crisi non può prescindere da uno sguardo al problema della disoccupazione, soprattutto quella giovanile. La Spagna possiede la maglia nera, da sola, infatti ha quasi il 25% dei disoccupati totali d’Europa, dato che è aumentato nel corso del 2011 e ad oggi risulta essere poco più del 27% per una cifra totale di circa 4,9 milioni di persone senza un’occupazione. Non a caso, secondo il mio punto di vista, il livello dei disoccupati in Spagna è così alto: la Spagna è lo stato che negli ultimi anni ha fatto ricorso maggiormente ai contratti a termine, causando una pesante sfiducia nei giovani. Anche il ministro del Lavoro e dell’immigrazione, Valeriano Gómez, ha affermato più volte che si sta cercando con provvedimenti mirati di non superare la cifra di 5 milioni di disoccupati, ma tuttavia ha ricordato che la possibilità che questo possa comunque accadere esiste. Nemmeno in Portogallo la situazione è delle più rosee e ovviamente la Grecia fa registrare tassi sconcertanti.  Dopo la crisi, invece, l’occupazione in Germania è tornata a crescere, come dimostra il grafico in declino. Questo vuol dire che, pur avendo un importante debito pubblico, Berlino è riuscita a far ripartire l’occupazione e, dunque, la crescita dell’economia.

 

LO SPREAD:

 

 

Una delle parole con la quale abbiamo maggiormente a che fare in questo periodo è lo “spread” dall’inglese “to spread” allargare. Misura quella che è la distanza da un riferimento base, che nel caso dei titoli di stato è il tanto decantato Bund tedesco. Nel grafico quest’ultimo è rappresentato dallo zero gli istogrammi che si allungano orizzontalmente misurano la distanza in punti percentuali da questo valore. Il titolo tedesco rimane quindi il titolo-parametro per valutare la solidità degli investimenti in titoli sovrani degli stati dell’Europa. Ogni punto che misura la distanza è uguale a allo 0,01%. Così, fatti i debiti calcoli, investire in un titolo di stato greco è rischioso oltre il 30% in più che comprare e quindi investire in un Bund. Ed è proprio questo lo spread di cui abbiamo sentito parlare nei giorni scorsi, la bestia nera della borsa di Milano, toccando anche i 700 punti base.

 

QUALI BANCHE SONO PIU’ ESPOSTE AL DEBITO ITALIANO? 

 

Il grafico presenta quali banche sono maggiormente esposte al debito italiano. Sono infatti le banche che prestano denaro allo stato sovrano e quindi è particolarmente interessante capire quali banche hanno maggiore la causa italiana e perchè. Il principale creditore italiano è la Francia e poi subito dietro abbiamo la Germania, diventa quindi molto semplice capire perchè la Merket e Sarkozy abbiano particolarmente a cuore la nostra causa: salvaguardano ovviamente i loro crediti. Ma non è finita l’incrocio tra i diversi stati è qualcosa di davvero curioso, che spiega il perché se crolla un’economia in Europa a catena, a meno che non si trovino soluzioni alternative in extremis, potrebbero potenzialmente crollare le altre, il tutto come se fosse un castello di carte. La maggior creditrice della Germania è la Francia, sempre pronta a sovvenzionare Berlino, insieme all’Italia. Ma, viceversa, a sostenere le politiche di Parigi non è Angela Merkel: il debito pubblico francese è principalmente detenuto da banche inglesi ed americane, il che vuol dire che se Parigi risponde, non risponde certo a Berlino. Ben più indebitata nei confronti della Germania è l’Inghilterra, che però è principalmente sotto il controllo delle banche americane, che ne possiedono la maggior parte del debito pubblico. Il Portogallo è praticamente una succursale della Spagna, in sostanza unica acquirente del suo debito pubblico; la Spagna, a sua volta, è interamente finanziata dalle banche tedesche. Nelle repubbliche scandinave lo sviluppo è finanziato dalla Svezia, che possiede titoli di debito norvegesi e finlandesi. La Grecia, infine – ma non c’era bisogno di dirlo – risponde in pratica solo a Parigi: la Francia possiede oltre 55 miliardi di dollari di cedole sovrane greche.

 

Gianluca Treccarichi

 

(Fonte dati e grafici: Reuters e Giornalettismo.com)


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