Collegno: 70 bambini disabili felici in volo sul nostro cielo collegnese

Il sogno di Giulia: “Papà qui siamo vicini alle stelle”. Oltre 70 bambini disabili in volo su Torino
Sai, papà, adesso che ci penso quassù siamo un po’ più vicini alle stelle: avrei potuto portarmi il mio super telescopio…”. Giulia Di Renzo, dieci anni e una malattia che dalla nascita le impedisce di muovere gambe e braccia, sorride a papà Alessio mentre a bordo di un Piper Saratoga vola su Torino e sulla bassa Valsusa. Già il telescopio. Perché lei, da grande, vuole fare l’astronoma. O magari la biologa marina. “Adesso, però, ho tutte le farfalle nella pancia. Non sono mai andata così veloce”. Ride Giulia, e quel sorriso dilaga nell’abitacolo dell’aereo da turismo a sei posti pilotato da Giampiero Grandi.
Sabato mattina scorso, all’Aero Club Torino (il campo Volo di Collegno)

di aerei simili a quello ce n’erano altri 17. Tutti con il medesimo, prezioso, “carico”: oltre 70 bambini tra i 5 e i 13 anni con diversi gradi di disabilità. Alcuni sono malati terminali. Bimbi, nella maggior parte dei casi, ricoverati all’ospedale Regina Margherita oppure ospiti, a causa delle difficoltà dei genitori, nella Casa Famiglia di Pinerolo. L’evento, giunto alla terza edizione, è stato realizzato dall’Aero Club e sponsorizzato dalla Bosch. Ma l’idea è dei Lions club di Pinerolo, San Mauro e Pino. Dice il presidente di zona, Mauro Dogliotti: “Abbiamo voluto regalare loro una giornata speciale”.

E per Giulia quella di ieri è stata davvero una giornata particolare. L’arrivo al Campo Volo in mattinata con il papà, la mamma Cristina e le sorelline Chiara (13 anni) e Sara (9). E con gli amici della fondazione Paideia, una realtà nata per sostenere le famiglie con disabili. “Sono agitatissima: stanotte ho sognato di cadere con una mongolfiera dentro il lago”, spiega con la fronte sul finestrino, quasi voler offrire il viso al cielo. E’ il “battesimo” del volo? “No – dice – sono già stata a Londra, ma con un aereo di linea: qui è tutto diverso”. Come inesorabilmente diversa è stata la sua esistenza: una diagnosi prenatale errata, i primi sei mesi sospesi tra la vita e la morte, i medici che non danno speranze sulla sopravvivenza e i genitori che non si arrendono. Invece eccola qua, Giulia: canta in un coro gospel, divora libri di avventura e pirati, adora le stelle e l’isola di Pasqua. Si muove sulla sedia a rotelle, va a scuola, fa fatica, si aiuta con la tecnologia, cresce. E poi c’è quella passionaccia per l’acqua, per il mare: “Mi piacciono tanto le sirene: sulla mia scrivania ho una piccola statuetta della sirenetta”. Quando l’aereo, durante il suo volo di una ventina di minuti, sorvola i laghi di Avigliana, Giulia non si trattiene: “Guarda, papà, sembra un altro cielo: quasi quasi, se avessi i miei braccioli, mi tufferei…”.
“Probabilmente – speiga il padre – in quell’elemento si sente più a suo agio, si sente accolta perché riesce a fare qualche passo. Presto, in portogallo, parteciperemo ad un’iniziativa sui sogni dei bambini: uno dei desideri di Giulia è sempre stato quello di nuotare con i delfini e ci hanno promesso che l’accontenteranno”.
Papà Alessio parla e soffia dolcemente sul viso accaldato di Giulia, la sua Sirena cacciatrice di Stelle. “Ah – butta lì – non vi ho detto altri due sogni”. Prego. “Volare e finire sul giornale”. Missioni compiute.
 
Mauro Pianta
Tratto da LA STAMPA
Domenica 23 settembre 2012

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