Per tornare a crescere…

Sabato 25 Febbraio il Partito Democratico di Collegno ha organizzato un importante incontro politico a cui ha preso parte l’Onorevole Cesare Damiano. Il convegno si è tenuto in una sala della sede della CGIL di Collegno in via Morandi 5 e sono intervenuti anche la nostra Sindaco Silvana Accossato, l’Assessore all’Istruzione della Provincia di Torino Umberto D’Ottavio, il Segretario del PD di Collegno Antonio Garruto, la Segretaria Provinciale del PD Paola Bragantini e il Consigliere Comunale Giuseppe Superbo che, per l’occasione, ha vestito i panni di moderatore. Il convegno ha toccato temi sensibili del nostro vivere quotidiano, che assumono ancora più importanza in un periodo storico così delicato come quello che stiamo vivendo. I giovani, lo sviluppo, il lavoro, i diritti sono i diversi temi che sono stati affrontati durante il dibattito.

Da quest’ultimo sono emerse le difficoltà che sta affrontando oggi l’Europa e anche ovviamente l’Italia. I tagli attuati dall’ultima manovra firmata da Tremonti, nell’ultimo disastroso governo Berlusconi, avevano già messo in difficoltà gli Enti Locali, come ha sottolineato la nostra Sindaco, e ciò che si profila all’orizzonte con questo governo Monti non fa di certo ben sperare. In molti sono persuasi che in seguito al passaggio di questo Governo tecnico “nulla sarà più come prima”, è una frase abbastanza ricorrente nel messaggio che ci viene veicolato dai Media, ma quanto sono realmente auspicabili questi cambiamenti? Il PD ha appoggiato sin da subito questo Governo predicando sempre più spesso la calma per farsì che questo esecutivo potesse lavorare con tranquillità. Proprio questo governo tecnico sin dall’inizio si è sforzato di sottolineare come questi cambiamenti sarebbero stati necessari per cercare di non fare diventare l’Italia una “Grecia atto secondo”, ma in che direzione stanno andando questi cambiamenti? E ancora, il PD, come si pone nei confronti di queste scelte politiche sia da un punto di vista economico ma anche da un punto di vista sociale? Il fatto che si stia cercando di adoperarsi per contenere i costi e razionalizzare la spesa pubblica è sicuramente un aspetto importante ma personalmente mi trovo molto d’accordo con la tesi sostenuta dall’Onorevole Cesare Damiano, il quale durante il dibattito sottolineava come gli U.S.A. nonostante si trovino in una condizione di crisi similare all’Europa, dal punto di vista finanziario, sociale ed economico, di fatto non stiano cercando di uscirne attraverso una politica “a senso unico” fatta di tagli e ancora peggio calata dall’alto senza possibilità di appello e di dialogo. Si sta invece investendo nella spesa pubblica, si sta cioè investendo in quel componente, per Keynes fondamentale in molte delle sue trattazioni, per fungere da stimolo, da propulsore per lo sviluppo, guardando solo successivamente al rigore e ai tagli. Si sta investendo nella ricerca come volano di un’economia stanca: ad esempio, il fatto che si sia fatta la scelta, proprio negli Stati uniti, di guardare con grande interesse, e non solo nel campo automobilistico, alle tecnologie verdi è emblematico.  La politica dell’Unione Europea guarda ancora con troppo interesse al sistema liberista, ne è quasi ipnotizzata, e questa politica di attenzione maniacale al bilancio in favore di tagli sempre più frequenti, ne è la dimostrazione. Questa, secondo il mio punto di vista, non può essere certo la visione del Partito Democratico: si può fare attenzione ai bilanci, ma non bisogna perdere di vista lo sviluppo, le prospettive. Investendo in quegli ambiti economici che mirano a far crescere un paese, come ad esempio la ricerca.

Il PD deve farsi portatore, come lo stesso Damiano, ma anche tutte le personalità che sono intervenute  durante il dibattito hanno più volte rimarcato, del dialogo, della comunicazione e del confronto, tutte qualità che dovrà avere il nostro messaggio politico in vista delle nuove elezioni politiche. Comunicazione che dovrà essere costruttiva fatta anche di ascolto, non di certo intesa come la comunicazione che ci ha lasciato in eredità il berlusconismo, fatta di molto apparire e di poca sostanza: personalmente preferisco un Bersani che “non buca il teleobiettivo”, come più volte abbiamo sentito dire ai media, ma che parla di contenuti anziché, un personaggio in blazer blu con una bella cravatta a tinte forti e un sorriso a 42 denti che non comunica nulla a gli elettori se non una politica “del noi contro di voi”, fatta di luoghi comuni e tendente a semplificare in modo estremo la realtà con il fine di fare divenire il confronto politico o peggio delle elezioni di un paese democratico una specie di partita di calcio della domenica sera, dove le tifoserie delle due compagini si affrontano con cori e schermaglie di ogni genere. Il PD ha il dovere, a mio avviso, di discostarsi da tutto questo cominciando non solo ad utilizzare parole e concetti rilevanti come “Cultura”, “Lavoro”, “Welfare” e via di seguito ma iniziando a contestualizzarle con dei progetti seri per il futuro, scegliendo con determinazione un chiaro modello economico. Cercare di incentivare la cultura, l’investimento nello studio come fonte basilare, per creare una formazione tale da poter permettere agli studenti italiani di trovare occupazioni in Italia e non all’estero. Non troppo tempo fa ho appreso che l’Italia è seconda solo alla Romania per numero di emigrati, molti dei quali sono costretti a farlo per motivi di lavoro. Ed è proprio al lavoro che bisognerà guardare con fiducia cercando di evidenziare concetti nuovi, non scempiaggini come la “flexsicurity”. Se si vorrà attuare una qualche forma di flessibilità del lavoro questa non potrà che essere sul modello di ciò che avviene nel nord Europa, dove il lavoro precario è pagato in proporzione di più del lavoro stabile, è tutelato giuridicamente, ma soprattutto rappresenta un passaggio della carriera lavorativa e non la norma. Bisognerà avere fiducia nei giovani, che già penalizzati da una legge infame come la legge Biagi ad oggi rischiano di perdere anche l’art.18, cercando di salvaguardare la loro posizione lavorativa, far si che il loro ruolo sia funzionale ad un maggiore sviluppo della loro Italia che in molti ormai non sentono neanche più come loro. Per quanto dovremo stare ancora a guardare che i giovani, sempre più sfiduciati per la precarietà non solo del lavoro ma della loro vita, migrino verso altri lidi? Si dovrà prendere le distanze in modo molto fermo da affermazioni che vedono nel lavoro sicuro “una monotonia”. Bisognerebbe spiegare a chi sostiene queste fantasticherie che oggi se non sei “monotono” un mutuo le banche non sono poi così propense a concedertelo, anzi anche quando sei infinitamente monotono chiedono delle garanzie…….  . Se non appoggeremo queste battaglie con forza, e in modo unitario, se non riusceremo a far percepire ai giovani, ma non solo, che esiste una forza politica che ha bisogno di loro per realizzare il suo progetto di sviluppo del paese, se non saremo in grado di infondere quella fiducia che un partito come il nostro dovrebbe infondere rischieremo di perdere una grande occasione: quella di guidare noi il cambiamento e di fare da spettatori anziché da protagonisti agli stravolgimenti che subirà il nostro futuro. Non si potrà prescindere dall’investire in modo serio nel Welfare per cercare di recuperare quella coesione sociale che stiamo perdendo, la forza delle famiglie che alla base del popolo italiano, com’è emerso durante il congresso. Oggi parlare di Welfare, come giustamente afferma anche la nostra Sindaco, “è davvero un impresa considerando i tagli che gli enti  locali sono costretti a sopportare, di fatto come si può parlare di Welfare a livello locale quando si parla solo di tagli al bilancio comunale?” Diventa difficile anche per un comune virtuoso come Collegno.

La storia ci insegna che i cicli economici si sono susseguiti, dopo la crisi economica del 1929 il “laissez faire” fu messo da parte in favore delle politiche keynesiane, che dopo le due crisi petrolifere degli anni 70 entrarono in crisi per fare spazio al liberismo economico. Oggi, a mio avviso, il risultato delle liberalizzazioni a livello finanziario a cui abbiamo assistito negli ultimi anni hanno prodotto dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti, tutto ciò unito a politiche eccessivamente rigorose come ad esempio il “dictat” europeo di mantenere l’inflazione al di sotto del 2% hanno strozzato l’economia facendola entrare in una specie di circolo vizioso. Serve un inversione di rotta che dia slancio all’economia valorizzando, così come sta avvenendo negli U.S.A, gli investimenti per poi guardare successivamente alla razionalizzazione.  Che non sia, forse, venuto il momento di guardare nuovamente con rinnovato interesse alle politiche del padre della macroeconomia? Norberto Bobbio diceva “l’importante è farsi delle domande non darsi delle risposte”, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico hanno già scelto……

 

Gianluca Treccarichi


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