NO AL RAZZISMO

 

Ciò a cui stiamo assistendo è davvero qualcosa di sconcertante. Ho preferito far trascorrere qualche giorno dalla tragedia di Firenze prima di scrivere qualcosa sul mio Blog, per timore di lasciare alle pagine di questo sito parole e frasi al di sopra delle righe talmente tanto era ed è il disgusto di ciò che vedo. Confrontandomi con alcuni coetanei, ma anche con ragazzi più giovani di me, quando si parla di razzismo molte volte mi sento dire “…è facile parlare quando non si vive fianco a fianco con questi animali” “….gli extracomunitari sono tutti uguali. Hanno una caratteristica insita nel loro DNA che è quella di delinquere”. Cosa significa tutto questo? In che direzione stiamo andando? A volte non riesco a capire come si possa nel 2011 fare ancora questi discorsi, dopo ciò che ci ha insegnato la storia. La cosa mi sorprende molto anche se, di fatto, lo stupore, mi abbandona abbastanza rapidamente quando scopro che a parlare così sono ancora prima i genitori di questi ragazzi, che teoricamente hanno il DOVERE di insegnare l’uguaglianza, la non violenza e il rifiuto del razzismo ai propri figli sin dai primi anni di vita. 

Il caso di Firenze non è di certo da confondere con un caso di follia. Molte volte la follia è qualcosa di cui ci serviamo, qualcosa di molto comodo per spiegare ciò che non riusciamo a capire ed è troppo comodo utilizzarla per spiegare ciò che è accaduto nel capoluogo toscano. L’omicida, ormai noto a tutti, ha cercato le sue vittime con determinazione e attenzione, era vicino all’ambiente di Casapound, movimento di ispirazione fascista, tutto ciò ci fa capire che di certo non si poteva trattare di un individuo che ha agito in preda ad un raptus improvviso. Anche il caso di Torino, dove un gruppo di teppisti, qualche giorno prima, aveva scatenato la “caccia allo zingaro”, può essere avvicinato al caso di Firenze. Anzi qui l’episodio, a mio giudizio, può essere considerato ancora più grave, perché ciò che è accaduto è il frutto di un’azione di gruppo e non di un soggetto singolo. Molti esperti in questi giorni affermano, a mio avviso senza sbagliare, che in Italia esiste un clima di insofferenza verso l’extracomunitario in generale che è qualcosa in più del disagio percepito dal vivere, come si diceva poco sopra, accanto ad un immigrato. Questo porta alcuni individui ad organizzarsi in bande e a porre in essere la più classica delle guerre del “noi contro di voi”. Un atteggiamento che esula dalla conoscenza del singolo soggetto contro il quale ci si scaglia, anzi tende ad inserire lo stesso nel gruppo sociale riconosciuto come nemico da annientare. Questo ragionamento è alla base del razzismo e il ripudio verso questo sentimento è un concetto che l’umanità avrebbe già dovuto assimilare al giorno d’oggi. Invece non è così da ciò che si legge, ormai periodicamente, nelle cronache dei giornali. Si percepisce nell’aria il rifiuto di porsi in relazione con colui che si ritiene un diverso, un inferiore, con colui che addirittura si ritiene non umano. Questa rabbia, questo odio non fa altro che alimentare altro odio secondo quella che è il risultato più ovvio: se oggi pago io domani tocca a te e così via ecco che molti senegalesi accecati dalla rabbia, sono arrivati a dichiarare “maledetti italiani”. Non ritengo neanche corretto addossare questi eventi alla crisi economica come ho letto e sentito in numerosi quotidiani on-line e cartacei, questi episodi avvenivano anche quando non eravamo in una crisi economica così profonda come quella di oggi. Piuttosto direi che oltre alla crisi economica, un’altra crisi sta confermando la sua presenza nella nostra società, ben più grave: una crisi culturale sempre più radicata che attinge la sua linfa dalla stupidità, dalla superficialità e soprattutto dall’ ignoranza. A nulla valgono gli appelli di famosi calciatori ed ex calciatori come Lilian Thuram (ex calciatore di Juventus, Parma e Barcellona) i quali si impegnano costantemente per debellare il razzismo dagli stadi. Di recente, infatti,  il giocatore francese è stato impegnato in quanto promotore di un’interessante mostra a Parigi contro il razzismo. Molte volte siamo costretti a sentire, mentre guardiamo una partita in tv, gli insulti indirizzati a questo o a quel giocatore di colore che ogni volta che tocca il pallone deve sentire degli idioti dagli spalti che lo sbeffeggiano facendo il verso della scimmia. In tutto questo la politica dov’è? La politica ha la sua parte di responsabilità, come afferma il mio professore Angelo D’Orsi (intervista visibile nel box “featured video”). Esiste un partito come la Lega Nord Padania, ma non solo, che è ormai vent’anni che sparge il seme del razzismo in tutta Italia e quando in alcuni dibattiti politici o interviste, si cerca di fare notare ai suoi militanti che le loro idee sono da considerare xenofobe (poiché tali sono) ci si sente rispondere che invece loro semplicemente non sono dei “buonisti”.

Ergo chi crede nell’integrazione tra i popoli è un “buonista”… riflettiamo…

 

Gianluca Treccarichi


Powered by Buildforyou - Creazione siti web

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

Powered by WordPress | Designed by: video game | Thanks to seo services, seo service and Etiketten drucken