PD di Collegno: per uno sviluppo sostenibile…

 

Nel corso della Festa Democratica del Partito Democratico di Collegno saranno analizzati importanti temi d’attualità. Uno di questi sarà la tutela dell’ambiente e la gestione dell’energia, di cui si parlerà il 9 e 10 Giugno.  Sono certamente argomenti molto vasti, ma anche molto sentiti in ambito sociale. Parliamo di temi che oltre ad essere molto attuali, hanno sviluppato ambiti di ricerca significativi. Vi riporto qui di seguito una presentazione che ha lo scopo di sensibilizzare i lettori su quello che è l’impatto dell’utilizzo della plastica sull’ambiente. Oltre ad analizzare le conseguenze dell’inquinamento ambientale, cercando anche di osservare qualche dato numerico, si cerca di porre in evidenzia alcune possibili soluzioni alternative all’utilizzo della plastica. Queste nuove proposte scientifiche hanno come fine ultime quello di ridurre l’inquinamento ambientale cercando di sfruttare nuove idee, fino a qualche anno fa impensabili, ampliando gli orizzonti di ciascuno di noi e facendoci osservare come, nel caso della plastica appunto, sia stato davvero semplice sostituire tale materiale con il…… Mais!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ interessante capire come l’impronta ecologica media mondiale è 2,7 gha, e contiene estremi come l’etiopia 1,4 gha e gli USA 9,4 gha mentre sarebbe possibile consumare in modo sostenebile 2,1 gha a testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo grafico riporta il momento in cui l’essere umano ha superato la sua soglia di consumi sostenibili. E’ da circa trent’anni ormai che l’uomo consuma più di quello che il Pianeta Terra è in grado sia di offrire ma anche di assorbire in termine di inquinamento. Di fatto, è come se una famiglia spendesse ormai da più di trent’anni più di quello che guadagna, andando ad erodere progressivamente il proprio risparmio. La cosa potrà ovviamente essere sostenibile fino a quando il risparmio non sarà esaurito… . Ecco perché diventa necessario per le nuove generazioni iniziare a familiarizzare con una progressiva riduzione dei consumi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa slide vengono presentati alcune aree geografiche del pianeta con riportati i dati relativi alla popolazione che vive in ciascuna di queste aree. Dalla tabella si evince il “peso ambientale” (impronta ecologica) che ogni popolazione ha sulla rispettiva area d’influenza che, se rapportata con la capacità produttiva di ciascuna area geografica (Biocapacità), ci farà ottenere o un deficit ambientale o un valore positivo. Nel primo caso si potrà affermare che l’impatto dell’essere umano sul territorio in questione è talmente elevato che minaccia l’esistenza degli habitat presenti, nel caso in cui si generasse un valore positivo l’impatto ambientale della popolazione sull’area geografica sarebbe ecosostenibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’utilizzo della plastica ha avuto un’impennata a partire dalla seconda guerra mondiale. Dagli anni 50 in poi la plastica ha iniziato a riempire le discariche del nostro pianeta o più in generale l’ambiente. E’ stato accertato che esistono 6 aree oceaniche nel mondo dove, grazie alle correnti marine, si ammassano enormi quantità di plastica. Una di queste è l’area interessata dal vortice subtropicale del Nord Pacifico (vedi foto).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Serve un necessario cambio di rotta, un cambio di prospettiva quando si cerca di trovare delle soluzioni ai problemi attuali che ci permetta di analizzare le cose sotto una luce diversa. Alcune aziende in Italia e non lo hanno fatto, tra queste: Solarworld azienda fondata da Frenk Asbeck nel 1988, con sede a Bonn che è ormai diventata un gigante nel campo del fotovoltaico, Leaf House (Life Energy and Future) azienda made in Italy fondata da Enrico Loccioni che ha realizzato costruzioni a bassissimo impatto aziendale nel comune di Rosora in provincia di Ancona e un’azienda leader del settore plastico come la NOVAMONT.

 

 

La Novamont è un’azienda che ha sede a Novara, nata nel 1990 dal gruppo Montedison. Nel 1996 è stata acquistata dalla Banca Commerciale Italiana divenuta poi nel 2002 Banca Intesa che a sua volta confluì in Banca San Paolo. E’ diventata leader del mercato plastico grazie ad un brevetto denominato Mater-Bi: una fibra di mais che di fatto sta sostituendo la plastica in moltissimi campi. Ma qual’è il segreto di quest’azienda? Si potrebbe riassumere in tre punti:

1)Dal 90 ad oggi attraverso la ricerca e delle importanti collaborazioni in campo finanziario è divenuta leader nel campo della produzione di plastiche biodegradabili. Ha ricevuto diversi riconoscimenti come ad esempio il premio Inventore dell’anno 2007 e il premio Frost & Sullivan per l’innovazione del prodotto.
2) Nel 2008 l’azienda nonostante la crisi ha chiuso in attivo il bilancio con un turnover di 62 milioni di euro (+ 27% rispetto al 2007) destinando oltre il 10% del fatturato alla ricerca e sviluppo.
3) La vere sfide che si è posta la Novamont come la stessa ad Catia Bastioli, Ad del gruppo, afferma sono: “..realizzare una maggiore localizzazione della produzione: la volontà è quella di produrre “in casa petrolio verde” attraverso un accordo operativo con gli agricoltori, per ottenere la materia prima in loco questo porterebbe ad ottenere meno viaggi per le materie prime e meno gas serra. In questo modo si privilegerebbe la cultura del territorio” e secondo la Novamont  è appunto da quest’ultima che si deve ripartire
I dati qui riportati si riferiscono alla produzione della Novamont nel 2008. Partiamo dal presupposto che in Italia si consumano sette milioni di tonnellate di plastica l’anno, di questi trecentomila sono solo sacchetti per la spesa, i cd shopper. Con una produzione pari a sette milioni di tonnellate di Mater-Bi si potrebbero creare:
-6 miliardi di buste di plastica oppure,
-coprire 600.000 ettari di campi con teli fatti di Mater-Bi durante il processo della pacciamatura, evitando l’utilizzo di teli in plastica,
– produrre posate usa e getta o pannolini lavabili
Ultimamente un’azienda leader del settore pneumatici, la Goodyear, sta approfondendo un nuovo campo di ricerca: quello legato alla fabbricazione di pneumatici.
Gianluca Treccarichi

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