Riflessioni sull’attuale momento politico

Carissime Democratiche e Democratici di Collegno, vi scrivo al fine di condividere con voi alcune riflessioni sull’attuale momento politico economico del paese  e sulla durezza di una manovra economica che secondo me colpisce in modo troppo duro, chi fino ad oggi ha sempre pagato. Avrei voluto una maggiore equità e una certa discontinuità, con un impostazione politica neo conservatrice, che rischia di far saltare la coesione sociale.

Però,  vorrei stabilire un punto chiaro sulla situazione, ricordando  chi ci ha portato a un passo dal disastro. Forse dopo 18 giorni di un nuovo governo  abbiamo tutti già rimosso o dimenticato: gli attori protagonisti sono  Berlusconi e Bossi. Non avevo dubbi che gli artefici del disastro,  con gli straordinari mezzi di comunicazione che hanno a disposizione  e dividendosi il ruolo di teatranti compiacenti, avessero lavorato ad uno scenario di questo tipo.

Nostro compito, è attraverso i ragionamenti dettati dalla lucida consapevolezza delle condizioni dell’Italia, provare a contribuire a tirare fuori il nostro paese dalla situazione di crisi.

Il Partito democratico,  da anni dice che c’è la crisi e bisogna intervenire, ha deciso responsabilmente di evitare il ricorso alle elezioni e sostenere il governo di transizione e di impegno nazionale. Ma la manovra approvata, oltre che durissima, non è equa.

Il nostro Partito nell’esprimere la sua posizione pubblica rispetto alla manovra  ha sottolineato che “Berlusconi ci ha portato a un centimetro dal fallimento, con il rischio di restare senza stipendi, senza pensioni e con le imprese e le famiglie al collasso.
La manovra d’emergenza per evitare questo esito è inevitabilmente dura. Ma poteva essere più equa. Il Partito Democratico ha già imposto alcuni temi, come la tassazione dei capitali scudati, la tracciabilità nei pagamenti, l’abbassamento di un anno dei contributi previsti per le pensioni di anzianità (prima la manovra prevedeva 43 e 42) , la copertura fino alla pensione dei lavoratori in mobilità. Ma non basta. Il Pd garantirà responsabilmente il proprio sostegno per evitare il fallimento, ma lavora per mettere, per quanto possibile, più equità nell’intervento deciso dal governo di emergenza presieduto da Mario Monti.

Quattro sono i temi sui quali intervenire, sia pure nel contesto di un iter parlamentare che si presenta come un sentiero molto stretto:

1. Pensioni. Innalzare l’ammontare della pensione che sarà rivalutata in base al costo della vita; rallentare l’applicazione della riforma sulle pensioni di anzianità e tenere in debito conto la situazione dei lavoratori che hanno cominciato l’attività da giovanissimi e dei lavoratori anziani che hanno perso il lavoro.

2. Casa. Innalzare la soglia di esenzione per l’Ici sulla prima casa, in modo da favorire i meno abbienti.

3. Evasione. Misure più concrete di lotta all’evasione fiscale.

4. Investimenti. Uno spazio nel patto di stabilità interno per permettere ai comuni di fare alcuni lavori, per esempio la messa in sicurezza e l’adeguamento ambientale ed energetico delle scuole.

Le risorse per fare questi interventi si possono trovare con interventi strutturali e una tantum: irrobustire il prelievo sui capitali scudati (ora è appena l’1,5 per cento); fare rapidamente un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali italiani nelle banche elvetiche, seguendo l’esempio di Usa e Germania; vendere le frequenze tv invece di regalarle; reintrodurre almeno una o due delle misure contro l’evasione fiscale approvate dal governo Prodi e abolite subito da Berlusconi. Rispetto alle proposte che il Pd avanza, per garantire una maggiore sostenibilità della manovra, non posso non rilevare dal mio piccolo osservatorio di esperienza personale e politica, la grande difficoltà, nel riuscire a trovare un interlocuzione convincente, nei confronti di molti nostri militanti, che vedono questa manovra come un ulteriore attacco ai propri diritti  quasi acquisiti e futuri.

Questo governo, doveva dimostrare con i fatti una maggiore attenzione alla coesione sociale, tutelando i più deboli, dando un segnale in controcorrente, avviando una lotta vera all’evasione fiscale, invertendo la rotta e  cominciando a investire sulle giovani generazioni. Ma secondo me una fase politica di questo tipo ha un senso, se ricostruisce, un forte senso di appartenenza alla comunità nazionale, recependo gli indirizzi del dettato costituzionale in cui chi ha di più contribuisce in misura superiore. Davvero trovo assurdo aver paura di intervenire con l’irpef sui redditi sopra i 55.000 euro  e al contempo non garantire l’adeguamento delle pensioni sopra i 900 euro mensili. Mi sembra che in questo ragionamento ci sia il ribaltamento del principio dell’equità!!

Non voglio dilungarmi oltre, ma credo dopo aver salvato l’Italia, il nostro compito è di lavorare ad  un alternativa politica  e di contenuti al centro-destra, costruendo,  per usare la categoria concettuale Gramsciana dell’egemonia, una nostra idea di società , in cui i valori delle liberta , della solidarietà e dell’uguaglianza rappresentino la nostra bussola per mettere in atto politiche diverse e in netta contrapposizione con quelle neo-conservatrici degli ultimi anni.

 

Il Segretario del Partito Democratico di Collegno

Antonio Garruto


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