NO AL RAZZISMO

 

Ciò a cui stiamo assistendo è davvero qualcosa di sconcertante. Ho preferito far trascorrere qualche giorno dalla tragedia di Firenze prima di scrivere qualcosa sul mio Blog, per timore di lasciare alle pagine di questo sito parole e frasi al di sopra delle righe talmente tanto era ed è il disgusto di ciò che vedo. Confrontandomi con alcuni coetanei, ma anche con ragazzi più giovani di me, quando si parla di razzismo molte volte mi sento dire “…è facile parlare quando non si vive fianco a fianco con questi animali” “….gli extracomunitari sono tutti uguali. Hanno una caratteristica insita nel loro DNA che è quella di delinquere”. Cosa significa tutto questo? In che direzione stiamo andando? A volte non riesco a capire come si possa nel 2011 fare ancora questi discorsi, dopo ciò che ci ha insegnato la storia. La cosa mi sorprende molto anche se, di fatto, lo stupore, mi abbandona abbastanza rapidamente quando scopro che a parlare così sono ancora prima i genitori di questi ragazzi, che teoricamente hanno il DOVERE di insegnare l’uguaglianza, la non violenza e il rifiuto del razzismo ai propri figli sin dai primi anni di vita. 

Il caso di Firenze non è di certo da confondere con un caso di follia. Molte volte la follia è qualcosa di cui ci serviamo, qualcosa di molto comodo per spiegare ciò che non riusciamo a capire ed è troppo comodo utilizzarla per spiegare ciò che è accaduto nel capoluogo toscano. L’omicida, ormai noto a tutti, ha cercato le sue vittime con determinazione e attenzione, era vicino all’ambiente di Casapound, movimento di ispirazione fascista, tutto ciò ci fa capire che di certo non si poteva trattare di un individuo che ha agito in preda ad un raptus improvviso. Anche il caso di Torino, dove un gruppo di teppisti, qualche giorno prima, aveva scatenato la “caccia allo zingaro”, può essere avvicinato al caso di Firenze. Anzi qui l’episodio, a mio giudizio, può essere considerato ancora più grave, perché ciò che è accaduto è il frutto di un’azione di gruppo e non di un soggetto singolo. Molti esperti in questi giorni affermano, a mio avviso senza sbagliare, che in Italia esiste un clima di insofferenza verso l’extracomunitario in generale che è qualcosa in più del disagio percepito dal vivere, come si diceva poco sopra, accanto ad un immigrato. Questo porta alcuni individui ad organizzarsi in bande e a porre in essere la più classica delle guerre del “noi contro di voi”. Un atteggiamento che esula dalla conoscenza del singolo soggetto contro il quale ci si scaglia, anzi tende ad inserire lo stesso nel gruppo sociale riconosciuto come nemico da annientare. Questo ragionamento è alla base del razzismo e il ripudio verso questo sentimento è un concetto che l’umanità avrebbe già dovuto assimilare al giorno d’oggi. Invece non è così da ciò che si legge, ormai periodicamente, nelle cronache dei giornali. Si percepisce nell’aria il rifiuto di porsi in relazione con colui che si ritiene un diverso, un inferiore, con colui che addirittura si ritiene non umano. Questa rabbia, questo odio non fa altro che alimentare altro odio secondo quella che è il risultato più ovvio: se oggi pago io domani tocca a te e così via ecco che molti senegalesi accecati dalla rabbia, sono arrivati a dichiarare “maledetti italiani”. Non ritengo neanche corretto addossare questi eventi alla crisi economica come ho letto e sentito in numerosi quotidiani on-line e cartacei, questi episodi avvenivano anche quando non eravamo in una crisi economica così profonda come quella di oggi. Piuttosto direi che oltre alla crisi economica, un’altra crisi sta confermando la sua presenza nella nostra società, ben più grave: una crisi culturale sempre più radicata che attinge la sua linfa dalla stupidità, dalla superficialità e soprattutto dall’ ignoranza. A nulla valgono gli appelli di famosi calciatori ed ex calciatori come Lilian Thuram (ex calciatore di Juventus, Parma e Barcellona) i quali si impegnano costantemente per debellare il razzismo dagli stadi. Di recente, infatti,  il giocatore francese è stato impegnato in quanto promotore di un’interessante mostra a Parigi contro il razzismo. Molte volte siamo costretti a sentire, mentre guardiamo una partita in tv, gli insulti indirizzati a questo o a quel giocatore di colore che ogni volta che tocca il pallone deve sentire degli idioti dagli spalti che lo sbeffeggiano facendo il verso della scimmia. In tutto questo la politica dov’è? La politica ha la sua parte di responsabilità, come afferma il mio professore Angelo D’Orsi (intervista visibile nel box “featured video”). Esiste un partito come la Lega Nord Padania, ma non solo, che è ormai vent’anni che sparge il seme del razzismo in tutta Italia e quando in alcuni dibattiti politici o interviste, si cerca di fare notare ai suoi militanti che le loro idee sono da considerare xenofobe (poiché tali sono) ci si sente rispondere che invece loro semplicemente non sono dei “buonisti”.

Ergo chi crede nell’integrazione tra i popoli è un “buonista”… riflettiamo…

 

Gianluca Treccarichi

La crisi in Europa

E’ passato ormai un mese da quando il nuovo governo tecnico, presieduto da Mario Monti, ha iniziato a lavorare per cercare di far fronte a questo periodo economico così difficile in Italia e soprattutto nel mondo. Ormai da più di un mese in molti hanno sentito dai telegiornali o letto dalla carta stampata termini come “spread”,  “debito pubblico”, “attacco all’eurozona” e via di seguito. Penso sia opportuno cercare di fare un pò di chiarezza. Penso innanzitutto che si debba partire dalla domanda: come mai l’Europa è entrata in crisi? A questo proposito molti economisti, anche e soprattutto online, hanno pubblicato numerosi articoli per cercare di fare chiarezza sull’argomento. Ritengo particolarmente utile un articolo pubblicato su giornalettismo.com che, attraverso l’utilizzo di grafici della Reuters, spiega utilizzando alcuni concetti fondamentali e curiosità interessanti per capire come si è sviluppata la crisi a livello mondiale e quali sono le ripercussioni che essa ha avuto a livello europeo.

Prima di tutto penso sia importante fare un accenno a quelle che sono state le cause che hanno originato questa crisi mondiale. Senza scendere nel particolare, a mio avviso, la causa di questo malessere economico è da ricercare nel liberismo sfrenato che ha caratterizzato molte scelte di politica economica intraprese da molti stati, non solo a livello europeo ma anche a livello mondiale. Quest’ultimo ha causato fenomeni come la progressiva deregolamentazione del mercato finanziario che ha portato al materializzarsi di alcuni fenomeni come la cartolarizzazione o ha dato seguito ad una gestione sconsiderata delle “public companies”. Le disuguaglianze distributive, la progressiva crisi dell’industria manifatturiera schiacciata dal progressivo emergere dei paesi in via di sviluppo, gli squilibri internazionali e i problemi ambientali hanno fatto il resto. Questo scenario è stato seguito e organizzato dalla sapiente regia di una classe politica che si è dimostrata incapace di porre rimedio a delle scelte politiche sbagliate fatte in precedenza. E’ stata proprio la politica ad aver favorito una progressiva deregolamentazione dei mercati finanziari e del mercato del lavoro, ha promosso l’inclusione dei lavoratori nel sistema finanziario attraverso i fondi pensione, i muti e il credito a consumo. Ha così mediato nella relazione tra finanza e lavoro coinvolgendo anche il lavoro nella logica del trasferimento del rischio, causando così la proliferazione dei vari contratti a termine che hanno reso precaria la vita, e non solo il lavoro, di molti giovani.

Tutto ciò ha causato la situazione in cui ci troviamo oggi e l’Italia, senza dubbio, è uno dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi. Molti economisti hanno sottolineato come la nostra situazione economica non si debba confondere con quella della Grecia, ci definiscono come la Spagna, diciamo un gradino più in sù… . Siamo in una situazione in cui abbiamo ancora una via d’uscita, e il governo Monti ha proprio questo compito: cercare di trovare la chiave giusta per aprire quella porta e farci uscire da questa congiuntura negativa.

 

IL RATING DEI TITOLI DI STATO:

Il punto cruciale di partenza è capire cosa significa quando un tasso d’interesse di un titolo di Stato inizia ad aumentare. Ogni stato ha un debito pubblico, composto da un debito estero e un debito interno. Il debito pubblico è la somma dei diversi deficit pubblici accumulati nel corso degli anni durante la gestione economico-finanziaria dello Stato stesso. Un deficit pubblico si genera dal momento in cui, in un determinato periodo di tempo, le uscite eccedono sulle entrate. Nonostante il deficit pubblico sia da evitare lo stato italiano ha accusato spesso questo disavanzo negativo e ciò ovviamente lo ha portato ad incrementare il suo debito pubblico. Ogni stato cerca di far fronte ai debiti che ha contratto, siano questi con l’estero o con enti interni (da qui la divisione debito estero o interno), cercando di reperire denaro attraverso il piazzamento sul mercato dei propri titoli di stato. Riesce ad ottenere denaro in cambio di “un pezzo di carta” sul quale riconosce un interesse, che alla scadenza del titolo, deve essere riconosciuto al suo titolare. I titoli di stato sono inseriti in una vera e propria classifica che conferisce un giudizio su ogni titolo analizzando il suo grado di sicurezza. Ovvero, se acquisto un titolo di debito pubblico spagnolo anziché acquistare un titolo tedesco, sarò più o meno sicuro che alla scadenza del titolo stesso mi verrà riconosciuto il mio tasso di interesse? In Europa il titolo più affidabile è il Bundesanleihen, titolo decennale emesso dalla Germania, più comunemente detto Bund, che è visto come un punto di riferimento per gli investitori, anche se sono molti gli economisti che ad oggi non credono più nella granitica stabilità dello stato tedesco. In definitiva si può affermare che più si alza l’interesse maggiore sarà lo sforzo dello stato che lo ha emesso nel dover riconoscere quel tasso al suo creditore.  Il giudizio sui titoli di stato dei diversi stati è dato da agenzie di rating internazionali: la Moody’s, la Standard & Poor’s e la Fitch.

Ovviamente più basso è il rating, più alto è il rischio di insolvenza collegato al paese. Dal grafico si può notare il rating, molto basso dato al titolo di stato greco, da parte di tutte e tre le agenzie di rating. Il punteggio massimo è la tripla A, quello minimo, che qualifica i titoli spazzatura, è appunto la C. Detto ciò si evince come secondo le agenzie di rating il debito greco non vale assolutamente nulla e ha pochissime speranze di essere liquidato. Il nostro titolo diciamo che cerca di difendersi come meglio può…non siamo la Germania ma nemmeno la Grecia. Un altro indice che è importante menzionare è lo swap sui titoli a 5 anni, che si legge nella colonna di destra: lo swap è un’assicurazione sul debito, più è alta più il debito è a rischio inadempimento. Lo swap sul titolo tedesco vale pochissimo, perché il rischio è molto basso: nonostante il rating sia minore, il debito del Portogallo richiede un premio maggiore per essere assicurato rispetto a quello irlandese; analogamente il debito italiano, valutato più solido, ha bisogno di un premio maggiore di quello spagnolo.

LA RIPARTIZIONE DEI DEBITI IN EUROPA:

 

Nell’areogramma proposto dalla Reuters viene mostrato il debito che grava su diversi stati europei. Come si può vedere più di un quarto del debito totale grava sulle spalle della Germania, seguono poi la Francia e l’Italia. Tuttavia questi diversi stati nonostante abbiano percentuali di debito molto simili hanno economia molto diverse poichè diversa è la solidità delle diverse economie. Ecco perché un titolo emesso dalla Germania non è certo paragonabile ad un titolo di debito emesso dall’Italia, o dalla Spagna.

 

LA CRESCITA DEL PIL IN EUROPA:

 

Il Grafico sovrastante analizza la crescita del PIL nell’ultimo anno: sull’asse delle ordinate il 2011, sull’asse dell’ascisse la crescita percentuale sul precedente anno. La linea azzurra è il PIL della Grecia il quale si dirige in picchiata verso importi pesantemente negativi, chiudendo il 2011 con una recessione di oltre 5 punti sul 2010. Si nota poi “l’altalena” dell’Irlanda che dopo un profondo picco tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 si è ripresa bene. La Spagna e l’Italia sembrano muoversi a braccetto, in questo grafico si capisce meglio di qualsiasi altra rappresentazione perchè la situazione spagnola e quella italiana sono molto spesso accostate.

 

LA DISOCCUPAZIONE IN EUROPA:

Ovviamente un’analisi della crisi non può prescindere da uno sguardo al problema della disoccupazione, soprattutto quella giovanile. La Spagna possiede la maglia nera, da sola, infatti ha quasi il 25% dei disoccupati totali d’Europa, dato che è aumentato nel corso del 2011 e ad oggi risulta essere poco più del 27% per una cifra totale di circa 4,9 milioni di persone senza un’occupazione. Non a caso, secondo il mio punto di vista, il livello dei disoccupati in Spagna è così alto: la Spagna è lo stato che negli ultimi anni ha fatto ricorso maggiormente ai contratti a termine, causando una pesante sfiducia nei giovani. Anche il ministro del Lavoro e dell’immigrazione, Valeriano Gómez, ha affermato più volte che si sta cercando con provvedimenti mirati di non superare la cifra di 5 milioni di disoccupati, ma tuttavia ha ricordato che la possibilità che questo possa comunque accadere esiste. Nemmeno in Portogallo la situazione è delle più rosee e ovviamente la Grecia fa registrare tassi sconcertanti.  Dopo la crisi, invece, l’occupazione in Germania è tornata a crescere, come dimostra il grafico in declino. Questo vuol dire che, pur avendo un importante debito pubblico, Berlino è riuscita a far ripartire l’occupazione e, dunque, la crescita dell’economia.

 

LO SPREAD:

 

 

Una delle parole con la quale abbiamo maggiormente a che fare in questo periodo è lo “spread” dall’inglese “to spread” allargare. Misura quella che è la distanza da un riferimento base, che nel caso dei titoli di stato è il tanto decantato Bund tedesco. Nel grafico quest’ultimo è rappresentato dallo zero gli istogrammi che si allungano orizzontalmente misurano la distanza in punti percentuali da questo valore. Il titolo tedesco rimane quindi il titolo-parametro per valutare la solidità degli investimenti in titoli sovrani degli stati dell’Europa. Ogni punto che misura la distanza è uguale a allo 0,01%. Così, fatti i debiti calcoli, investire in un titolo di stato greco è rischioso oltre il 30% in più che comprare e quindi investire in un Bund. Ed è proprio questo lo spread di cui abbiamo sentito parlare nei giorni scorsi, la bestia nera della borsa di Milano, toccando anche i 700 punti base.

 

QUALI BANCHE SONO PIU’ ESPOSTE AL DEBITO ITALIANO? 

 

Il grafico presenta quali banche sono maggiormente esposte al debito italiano. Sono infatti le banche che prestano denaro allo stato sovrano e quindi è particolarmente interessante capire quali banche hanno maggiore la causa italiana e perchè. Il principale creditore italiano è la Francia e poi subito dietro abbiamo la Germania, diventa quindi molto semplice capire perchè la Merket e Sarkozy abbiano particolarmente a cuore la nostra causa: salvaguardano ovviamente i loro crediti. Ma non è finita l’incrocio tra i diversi stati è qualcosa di davvero curioso, che spiega il perché se crolla un’economia in Europa a catena, a meno che non si trovino soluzioni alternative in extremis, potrebbero potenzialmente crollare le altre, il tutto come se fosse un castello di carte. La maggior creditrice della Germania è la Francia, sempre pronta a sovvenzionare Berlino, insieme all’Italia. Ma, viceversa, a sostenere le politiche di Parigi non è Angela Merkel: il debito pubblico francese è principalmente detenuto da banche inglesi ed americane, il che vuol dire che se Parigi risponde, non risponde certo a Berlino. Ben più indebitata nei confronti della Germania è l’Inghilterra, che però è principalmente sotto il controllo delle banche americane, che ne possiedono la maggior parte del debito pubblico. Il Portogallo è praticamente una succursale della Spagna, in sostanza unica acquirente del suo debito pubblico; la Spagna, a sua volta, è interamente finanziata dalle banche tedesche. Nelle repubbliche scandinave lo sviluppo è finanziato dalla Svezia, che possiede titoli di debito norvegesi e finlandesi. La Grecia, infine – ma non c’era bisogno di dirlo – risponde in pratica solo a Parigi: la Francia possiede oltre 55 miliardi di dollari di cedole sovrane greche.

 

Gianluca Treccarichi

 

(Fonte dati e grafici: Reuters e Giornalettismo.com)

Le aree WI-FI internet a Collegno

Dal 20 Maggio scorso il Comune di Collegno ha attivato tre aree wi-fi internet ad ingresso libero e gratuito per tutti i cittadini. Le reti wi-fi sono state realizzate nell’ambito del progetto denominato “WI-FI Collegno” e consentono a coloro che si trovano all’interno di queste aree e sono muniti di apparecchi elettronici che supportano tale tecnologia di collegarsi ad internet senza fili in modo assolutamente gratuito, senza che nessun utente possa interferire con l’altro. Sono tre le aree attivate: piazza del Municipio e Palazzo Civico, la Biblioteca Civica e l’informagiovani e il Parco Dalla Chiesa (area piazza della Pace).  Dalle dichiarazioni che ho reperito sul semestrale Collegno Informa sia la nostra Sindaco, Silvana Accossato, che l’assessore all’Innovazione Tecnologica, Danila Voghera, si sono dette molto soddisfatte della realizzazione del progetto. Penso che effettivamente, non la si potrebbe pensare diversamente, essendo ormai noi tutti in un’epoca dove internet è al centro della vita di molte persone. In molti pensano che tutto questo appartenga solo alle nuove generazioni, di cui faccio parte,  le quali nascono, e mi permetto di riprendere una definizione del mio professore di Economia, “con il processore di un computer piantato in testa” (affermazione un pò forte ma che rende l’idea). Ma non è così, sempre più numerose sono le persone, anche di media età, che si avventurano in un mondo completamente nuovo per loro, com’è quello dell’informatica. Quasi tutti gli strumenti informatici sono dotati della tecnologia wi-fi: i nuovi Tablet, ovviamente i notebook portatili e soprattutto i cellulari. Quest’ultimi sono senz’altro i più diffusi rispetto a gli altri apparecchi menzionati e il fatto che anche le stesse compagnie telefoniche propongano continuamente ai propri clienti nuovi prodotti in abbonamento che permettano di avere internet in mobilità sul proprio apparecchio telefonico, ovviamente fa capire in quale direzione si stia andando. Le aree wi-fi messe a disposizione dall’amministrazione collegnese sono, a mio avviso, sicuramente un ottimo inizio, ma lo sviluppo di questi servizi a favore del cittadino non deve fermarsi. Il comune di Venaria Reale ad esempio, ci fa scuola in questo campo: ha messo a disposizione di tutti i suoi cittadini e non una rete wi-fi accessibile da qualsiasi punto della città. Questa è la conquista che si deve perseguire in modo tale che questo genere di servizi al cittadino siano resi più ampi possibile con il fine ultimo di aumentarne la fruibilità. Da cittadino collegnese quale sono, mi auguro che il nostro Comune, facendo appello a quella che è la sua vocazione di Comune all’avanguardia, sempre proiettato verso un continuo miglioramento, possa in futuro ampliare questo servizio a tutta la città.

Gianluca Treccarichi

Riflessioni sull’attuale momento politico

Carissime Democratiche e Democratici di Collegno, vi scrivo al fine di condividere con voi alcune riflessioni sull’attuale momento politico economico del paese  e sulla durezza di una manovra economica che secondo me colpisce in modo troppo duro, chi fino ad oggi ha sempre pagato. Avrei voluto una maggiore equità e una certa discontinuità, con un impostazione politica neo conservatrice, che rischia di far saltare la coesione sociale.

Però,  vorrei stabilire un punto chiaro sulla situazione, ricordando  chi ci ha portato a un passo dal disastro. Forse dopo 18 giorni di un nuovo governo  abbiamo tutti già rimosso o dimenticato: gli attori protagonisti sono  Berlusconi e Bossi. Non avevo dubbi che gli artefici del disastro,  con gli straordinari mezzi di comunicazione che hanno a disposizione  e dividendosi il ruolo di teatranti compiacenti, avessero lavorato ad uno scenario di questo tipo.

Nostro compito, è attraverso i ragionamenti dettati dalla lucida consapevolezza delle condizioni dell’Italia, provare a contribuire a tirare fuori il nostro paese dalla situazione di crisi.

Il Partito democratico,  da anni dice che c’è la crisi e bisogna intervenire, ha deciso responsabilmente di evitare il ricorso alle elezioni e sostenere il governo di transizione e di impegno nazionale. Ma la manovra approvata, oltre che durissima, non è equa.

Il nostro Partito nell’esprimere la sua posizione pubblica rispetto alla manovra  ha sottolineato che “Berlusconi ci ha portato a un centimetro dal fallimento, con il rischio di restare senza stipendi, senza pensioni e con le imprese e le famiglie al collasso.
La manovra d’emergenza per evitare questo esito è inevitabilmente dura. Ma poteva essere più equa. Il Partito Democratico ha già imposto alcuni temi, come la tassazione dei capitali scudati, la tracciabilità nei pagamenti, l’abbassamento di un anno dei contributi previsti per le pensioni di anzianità (prima la manovra prevedeva 43 e 42) , la copertura fino alla pensione dei lavoratori in mobilità. Ma non basta. Il Pd garantirà responsabilmente il proprio sostegno per evitare il fallimento, ma lavora per mettere, per quanto possibile, più equità nell’intervento deciso dal governo di emergenza presieduto da Mario Monti.

Quattro sono i temi sui quali intervenire, sia pure nel contesto di un iter parlamentare che si presenta come un sentiero molto stretto:

1. Pensioni. Innalzare l’ammontare della pensione che sarà rivalutata in base al costo della vita; rallentare l’applicazione della riforma sulle pensioni di anzianità e tenere in debito conto la situazione dei lavoratori che hanno cominciato l’attività da giovanissimi e dei lavoratori anziani che hanno perso il lavoro.

2. Casa. Innalzare la soglia di esenzione per l’Ici sulla prima casa, in modo da favorire i meno abbienti.

3. Evasione. Misure più concrete di lotta all’evasione fiscale.

4. Investimenti. Uno spazio nel patto di stabilità interno per permettere ai comuni di fare alcuni lavori, per esempio la messa in sicurezza e l’adeguamento ambientale ed energetico delle scuole.

Le risorse per fare questi interventi si possono trovare con interventi strutturali e una tantum: irrobustire il prelievo sui capitali scudati (ora è appena l’1,5 per cento); fare rapidamente un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali italiani nelle banche elvetiche, seguendo l’esempio di Usa e Germania; vendere le frequenze tv invece di regalarle; reintrodurre almeno una o due delle misure contro l’evasione fiscale approvate dal governo Prodi e abolite subito da Berlusconi. Rispetto alle proposte che il Pd avanza, per garantire una maggiore sostenibilità della manovra, non posso non rilevare dal mio piccolo osservatorio di esperienza personale e politica, la grande difficoltà, nel riuscire a trovare un interlocuzione convincente, nei confronti di molti nostri militanti, che vedono questa manovra come un ulteriore attacco ai propri diritti  quasi acquisiti e futuri.

Questo governo, doveva dimostrare con i fatti una maggiore attenzione alla coesione sociale, tutelando i più deboli, dando un segnale in controcorrente, avviando una lotta vera all’evasione fiscale, invertendo la rotta e  cominciando a investire sulle giovani generazioni. Ma secondo me una fase politica di questo tipo ha un senso, se ricostruisce, un forte senso di appartenenza alla comunità nazionale, recependo gli indirizzi del dettato costituzionale in cui chi ha di più contribuisce in misura superiore. Davvero trovo assurdo aver paura di intervenire con l’irpef sui redditi sopra i 55.000 euro  e al contempo non garantire l’adeguamento delle pensioni sopra i 900 euro mensili. Mi sembra che in questo ragionamento ci sia il ribaltamento del principio dell’equità!!

Non voglio dilungarmi oltre, ma credo dopo aver salvato l’Italia, il nostro compito è di lavorare ad  un alternativa politica  e di contenuti al centro-destra, costruendo,  per usare la categoria concettuale Gramsciana dell’egemonia, una nostra idea di società , in cui i valori delle liberta , della solidarietà e dell’uguaglianza rappresentino la nostra bussola per mettere in atto politiche diverse e in netta contrapposizione con quelle neo-conservatrici degli ultimi anni.

 

Il Segretario del Partito Democratico di Collegno

Antonio Garruto

Nuovo servizio: econavetta al cimitero

Prenderà il via sabato 3 Dicembre 2011 un nuovo servizio nel cimitero Comunale a disposizione di coloro che hanno difficoltà a camminare e recarsi a visitare i cari estinti. Una navetta ecologica, ossia alimentata ad energia elettrica, è stata infatti donata alla Città dall’azienda IREN e sarà disponibile, gratuitamente, per tutti i cittadini interessati nei pressi dell’entrata principale del cimitero, in strada San Lorenzo. Per usufruire del servizio basterà rivolgersi al personale nel locale del custode. L’econavetta sarà attiva nei seguenti giorni: il giovedì dalle 14.00 alle 17.30 (tramite un volontario dell’associazione Base Charlye), il sabato dalle ore 9,00 alle ore 12,30 (tramite un operatore della cooperativa Consorzio Compagnia dei Servizi che gestisce il cimitero). In caso di svolgimento di funerali nei giorni e orari indicati il servizio potrebbe subire brevi sospensioni.

Gianluca Treccarichi