Progetto di lavoro temporaneo per una trentina di collegnesi grazie al contributo della Compagnia di San Paolo

Anche quest’anno la Compagniadi San Paolo ha stanziato un’ingente somma per finanziare progetti di valenza sociale sul territorio, coerenti con l’iniziativa “Reciproca solidarietà e lavoro accessorio”. L’Amministrazione Comunale di Collegno ha confermato l’adesione all’iniziativa anche per l’anno 2012 e quindi riceverà circa 92.000 euro da utilizzare per attuare progetti sul territorio, in continuità con lo scorso anno quando i fondi stanziati erano stati pari a 111.000 euro e utilizzati per progetti coerenti con le linee guida della Compagnia. Nel 2011 i progetti finanziati sono stati 20, presentati da 16 enti no profit, e 34 sono stati i prestatori d’opera coinvolti.

anche per il 2012 il progetto “Reciproca solidarità e lavoro accessorio” si pone il fine di contrastare la crisi occupazionale e valorizzare competenze ed energie presenti sul territorio, coinvolgendo giovani e lavoratori espulsi dal sistema produttivo. Lo stumento utilizzato è quellodel voucher per prestazione di lavoro accessorio a seguito di presentazione di proposte progettuali da parte di enti no profit. Nello specifico si tratta di finanziare attività di giardinaggio, pulizia e manutenzione edifici, strade parchi e monumenti, oppure manifestazioni sportive, culturali, fieristiche, o lavori di emergenze o silidarietà.

Possono usufruire di tali opportunità cittadini italiani e stranieri, con regolare permesso di soggiorno che rientrino in una fascia di reddito ISEE non superiore a 25,000 euro e che siano:

  • in situazioni di disagio economico dipendenti della crisi occupazionale verificatesi a partire dal 1 settembre 2008 e proseguita negli anni successvi;
  • giovani con meno di 25 anni di età regolarmente iscritti a un ciclo di studi universitari;
  • giovani con meno di 29 anni di età in situazione di disagio che ancora non siano entrati nel mondo del lavoro.

Ogni singolo potrà usufruire, tramite voucher, di un importo massimo di 3.000 euro netti per l’anno 2012 (che dovranno sorrispondere ad un minimo di 200 ad un massimo di 400 ore lavorative). Fino al 20 maggio coloro che rientrano nelle caratteristiche richieste possono dare la propria disponibilità al progetto recandosi presso l’Ufficio Lavoro  del Palazzo Civico di Collegno.

“In una fase economica come questa, quanto mai critica – spiega il Sindaco Silvana Accossato – ben venga uno strumento in grado di mitigare gli effetti negativi della crisi occupazionale e rivolto a soggetti quali coloro che hanno perso il lavoro e i più giovani. Si tratta inoltre di un progetto utile per creare un ritorno sotto forma di servizi per la città, che inoltre valorizza il ruolo dell’associazionismo collegnese”.

 

 (Fonte Collegno Notizie del 23/03/2012)

 

Selezionati 17 giovani per la seconda edizione del progetto “Investi nel lavoro”

L’Amministrazione Comunale di Collegno in collaborazione conla Provinciadi Torino e il Centro per l’impiego di Rivoli, ha avviato la seconda edizione del progetto “Investi nel Lavoro”.

Sono stati individuati tramite bando pubblico, scaduto lo scorso gennaio 17 giovani, 12 neodiplomati e 5 neolaureati nel corso del 2011 tutti residenti a Collegno e con età compresa fra i 18 e i 35 anni, che andranno a svolgere un tirocinio di sei mesi in aziende private della città e della zona ovest.

Il Comune si fa carico del contibuto di 530 euro mensili mentre alle aziende va la responsabilità civile dei giovani tirocinanti. Visti gli ottimi risultati della passata edizione, sei giovani assuntia tempo determinato e uno a tempo indeterminato sui dieci totali selezionati, l’Amministrazione Comunale ha quest’anno raddoppiato gli sforzi investendo 64 mila euro nel progetto, contro i 30 mila della scorsa edizione.

Molto varia la preparazione scolastica dei giovani selezionati: diplomati geometri, periti, liceali così come i laureati spaziano da lingue straniere a ingegneria.

“La nostra speranza – spiega il Sindaco Silvia Accossato – è quella di riuscire a fornire un’opportunità concreta ai nostri giovani. Pensiamo che questo sia un buono strumento per riuscirci”.

“Il Comune di Collegno – sottilinea l’assessore al Lavoro e vicesindaco Francesco Zurlo – con questo progetto ha voluto dimostrare ai ragazzi coinvolti che le istituzioni sono vicine al mondo giovanile e al loro avvenire, creando strumenti utili per colmare il divario tra istituzione e lavoro. Non c’è solo l’aspetto professionale, dunque, ma anche quello educativo. I cittadini del domani si formano anche in questo modo”.

(Fonte Collegno Notizie del 23/03/2012)

Urbanocoltura… Con piazza ragazzabile

Una favola di ecologia urbana: c’era una volta a Borgata Paradiso, nella scuola media Anna Frank, un orto abbandonato e bisognoso di cure. È il 2012, e con il Progetto Collegno Giovani nasce ul progetto “Urbanocoltura – un orto in piazza ragazzabile”.

I giovani urbanocoltori proseguono così la loro esperienza di Piazza Ragazzabile, che segna l’incontro di adolescenti urbani con il mondo adulto nella comunità locale, attraverso attività socialmente riconosciute di ecologia urbana. Il progettoè già partito, ma sarà soprattutto am partire dall’estate, con il nuovo avvio di Piazza Ragazzabile, che Urbanocoltura offrirà a ragazzi e ragazze di età dai 14 ai 17 anni l’esperienza dell’orto urbano come esercizio di compatibilità ambientale.

L’obiettivo è di promuovere, con le loro azioni, un nuovo approccio ambientale partendo proprio dalla scelta di comportamenti quotidiani consapevoli, e della relazione tra cittadini adulti e giovani. Urbanocoltura trasforma così un “semplice” orto urbano in via Magenta in un luogo capace di stimolare l’interesse dei giovani nelle specie ortofrutticole locali, attraverso la realizzazione partecipata di un orto urbano. Al tempo stesso nasce un luogo per favorire l’incontro e l’aggregazione tra diversi soggetti e realtà del quartiere, unendo e condividendo le conoscenze e le capacità della comunità.

Tra i partner: la scuola media Anna Frank, la cooperativa San Donato, le associazioni Sole Onlus ela Brezza, il circolo anziani Fili d’Argento e soprattutto giovani collaboratori (studenti universitari della facoltà di Agraria) che vogliono investire parte del proprio tempo e delle proprie competenze per stimolare una sensibilità ecologica urbana di cui necessita la nostra società.

Info: Animazione di territorio – basco@comune.collegno.to.it

Tel. 011.4015876; Facebook: Progetto Collegno Giovani

(Fonte Collegno notizie del 23/03/2012)

Riforma dell’art. 18 è davvero questo il problema?

Ormai da un po’ di tempo a questa parte stiamo assistendo alla trattava in corso tra Governo, Sindacati e Confindustria per la riforma del mercato del lavoro. E’ diventato di grande attualità parlare dell’art. 18 individuato come obiettivo sensibile, passibile di riforma poiché non più compatibile con quelle che sono le esigenze del mercato del lavoro.

 Alcuni blog su internet, oltre che ovviamente molti quotidiani, trattano ormai continuamente l’argomento anche in maniera piuttosto approfondita, ponendo al centro dell’analisi l’art 18, la cui revisione, secondo alcuni pareri, sarebbe di fondamentale importanza per ottenere una riforma organica del mercato del lavoro. Personalmente ritengo che sostenere la tesi di una necessaria riforma dell’articolo 18 come panacea di tutti i mali che affliggono il nostro mercato del lavoro e’ alquanto fuorviante. La volontà di sostenere tesi che guardano a una suddivisione del mercato del lavoro tra chi e’ ultra garantito e chi non lo e’ per niente, rischia di mettere in piedi quella che in gergo viene chiamata “la guerra tra i poveri”, così come sono convinto che ormai, al giorno d’oggi, non si possa neanche più parlare di lavori sicuri a priori. Il precariato esiste anche in quei posti di lavoro che fino a non troppi anni fa prevedevano un altro tipo di contratto lavorativo una volta superata la selezione. Mi riferisco ai vari contratti a progetto e contratti di formazione lavoro messi in atto anche nel pubblico impiego, da diverse amministrazioni locali, per far fronte a nuove assunzioni di personale. Proteggere l’articolo 18 non significa, nemmeno per il sindacato, chiudersi “in un fortino invalicabile” o “rimanere bloccato da cinghie che hanno bloccato lo sviluppo dell’Italia per decenni” come si legge in alcuni quotidiani, significa invece proteggere quelle che sono le ultime certezze di molti giovani che si affacciano al mondo del lavoro, e che grazie alla legge Biagi hanno ormai non solo il lavoro ma una vita precaria, senza progetti a lungo termine. Se l’Italia ad oggi ha uno sviluppo che procede molto a rilento il motivo non è certo da ricercare solo nell’art. 18, ma piuttosto è da ricercare in quelle che sono state le scelte passate e, purtroppo, continuano a essere le scelte attuate nel presente, dai diversi governi che si sono succeduti nel corso degli anni: prima fra tutte, la volontà di investire cifre molto basse rispetto alla media europea, nel campo della ricerca e dello sviluppo. A tal proposito non dobbiamo dimenticare che recenti ricerche pubblicate da l’Economist hanno fatto emergere come l’Italia sia, di fatto, “la cenerentola in Europa”per quanto concerne gli investimenti nella ricerca. Ovviamente di conseguenza i giovani laureati italiani che migrano all’estero (forse in paesi che investono qual cosina in più in ricerca?) sono talmente tanti che in termini di “fuga di cervelli” siamo secondi solo alla Romania.

Sicuramente ridurre quelle che sono alcune rigidità che ostacolano la crescita economica di un paese può servire ma aumentare l’incertezza lavorativa senza aumentare i meccanismi di protezione sociale, significa aumentare solo la precarietà, equiparando la risorsa lavoro alla stregua di un’altra qualsiasi merce di cui si può fare a meno a seconda delle esigenze di mercato. Questo non è un modello che il Partito Democratico può condividere. Le prossime riforme, a mio avviso, dovranno  perseguire una maggiore responsabilizzazione delle imprese, strutturando il mercato del lavoro italiano in modo tale da indurre un’impresa a non dover preferire un lavoratore precario perché di fatto più conveniente dal punto di vista fiscale. Il lavoro precario come accade in alcuni paesi del nord Europa costa di più alle imprese non di meno, proprio perché più alti sono i rischi a cui è sottoposto il lavoratore. In questo modo si spingerebbero le imprese a voler investire nella formazione dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro e magari si eviterebbe che le stesse aziende potessero approfittare di quelle che sono definite le cd “falle contrattuali” di molti contratti a termine, per sfruttare il lavoro a seconda della domanda di beni.

Siamo entrati in una spirale economica in cui l’offerta di beni e’ bassa poiché bassa e’ la domanda degli stessi, e si crea quindi disoccupazione, o al massimo occupazione saltuaria. Ma come può esistere una domanda di beni e servizi elevata se a coloro che compongono la domanda con i loro salari, non viene dato appunto un salario su cui fare affidamento?

 

Gianluca Treccarichi