IL DECRETO (IN)SICUREZZA.

Nuovo Decreto Sicurezza: una legge che, dal mio punto di vista, è assolutamente doveroso contestare, non per motivi di schieramento a prescindere ma perché è assolutamente iniqua e contraria all’ordinamento.

Penso che questo sia un decreto che nasce senza che in realtà ci sia mai stato un reale confronto sia tra maggioranza e opposizione, ma noto nemmeno tra gli stessi partiti che compongono la maggioranza a Roma, atteggiamento a quanto pare voluto dalla Lega, poco incline al dialogo. Questo atteggiamento ha inevitabilmente creato delle spaccature proprio all’interno della maggioranza, ad oggi evidenti e davanti a
tutti gli italiani.

Sbaglia chi pensa che questo decreto non riguardi la nostra
Collegno. E’ esattamente l’opposto. Questo provvedimento proprio per le modifiche che intende applicare potrebbe avere pesanti ricadute anche sul nostro territorio.

Prima di tutto credo che debba essere fatta una critica sul metodo in cui è giunto all’approvazione sia alla Camera che al Senato. Metodo che come detto non ha ammesso discussioni nemmeno all’interno della stessa maggioranza, prova ne sia che alcuni componenti del M5S hanno addirittura minacciato le proprie dimissioni pur di far notare gli evidenti limiti del documento.

Nel merito, sono convinto che porti con se delle idee e un’impostazione nella quale ovviamente non mi riconosco. Giusto  l’atteggiamento del Partito Democratico che, a tutti i livelli, si è fatto sentire, non  per motivi di schieramento a prescindere e nemmeno perché i suoi componenti si sentono “Frustrati”, come ci ha definito il Ministro degli Interni. Io personalmente non mi ritengo tale. Penso che si possa, anzi si debba, provare ad affrontare un tema come l’immigrazione.  Ma lo si dovrebbe fare, a mio avviso, tanto per cominciare nel rispetto delle norme che già ci regolano, sia per ragioni di principio che per ragioni di legge. Al contrario noto invece che la Lega più che seguire questi due aspetti sia colta da un’improvvisa ansia da prestazione nel voler dimostrare a qualunque costo e parlando alla pancia delle persone (magari quelle più intransigenti nei confronti dello “straniero”) che loro la Lega, qualcosa al Governo la stanno facendo.

Non mi è chiaro o forse mi è fin troppo chiaro il perché trattare, ad esempio, il tema dell’immigrazione proprio con un decreto legge, istituto che si dovrebbe usare solo in casi di estrema urgenza e gravità. Ancora di più non comprendo o forse comprendo troppo bene, perché trattarlo insieme ad altri temi con il terrorismo e la mafia?

Si fa davvero fatica a non pensare che con questo atteggiamento la parte “verde” che compone il governo non abbia voluto appositamente far leva sull’insicurezza percepita delle persone provando ad alimentare l’allarme sociale. Ma d’altra parte questo è ciò che ho visto anche qui sul nostro territorio, quando la Lega presenziava ai mercati della nostra Città con cartelli con scritto “basta invasioni”. Mi sono sempre chiesto come si potesse parlare di invasione in una Città come la nostra in cui abbiamo un livello di stranieri pari al 5%, quando la media nazionale per città è in Italia all’8%. 

Osservando ciò che prevede questo decreto nella parte in cui tratta il tema dell’immigrazione si comprende facilmente come questo in realtà non voglia dare nessuna risposta al fenomeno dell’immigrazione. Con questo documento si cerca di arginare ciò che viene vissuto appunto come “un’invasione” a prescindere, come un problema di insofferenza verso il diverso.  

Evidenti lacune si trovano ad esempio nel punto in cui il decreto parla di cancellazione del permesso di tipo umanitario con la sostituzione di quest’ultimo con una serie di permessi che secondo autorevoli pareri giurisprudenziali andrebbero addirittura contro l’art. 10 della Costituzione, i numerosi accordi internazionali che regolamentano il tema, che tutelano la condizione dell’immigrato che nel proprio paese è oggetto di persecuzioni o attacchi che vanno a pregiudicare l’esercizio dei propri diritti in modo democratico.

I rimpatri immediati saranno previsti per coloro che sono sottoposti a procedimenti penali e che hanno subito la condanna in primo grado e che quindi non hanno ancora ultimato il loro procedimento di giudizio. Anche qui a parte il problema costituzionale che si pone poichè nessuno secondo l’art.27 della nostra Costituzione puo’ essere considerato colpevole fino a prova contraria. C’è un problema anche pratico nell’espulsione stessa della persona che per essere espulso deve necessariamente avere un paese che lo riconosca come suo cittadino e per il rimpatrio ci devono essere degli accordi tra gli stati che disciplinino questo atto, che al momento per molti paesi non ci sono e sappiamo essere molto rari.

Altro tema è poi il Diritto Internazionale che garantisce la posizione dell’immigrato che non può essere rimandato nel paese in cui ad esempio non vengono garantiti il rispetto dei diritti umani.

Sul ruolo dello SPRAR e di chi vi accede è importante sottolineare che si intende cambiare la modalità di accoglienza nel nostro paese che è al momento su due livelli, il primo livello fornito da gli Hub regionali e dai CAS dove vengono d norma soddisfatte le esigenze essenziali. Il secondo livello, costituito dalla rete territoriale dello SPRAR che punta all’integrazione del migrante nel tessuto sociale.

Questa integrazione viene perseguita attraverso la messa in opera di progetti di inclusione sociale che vengono adottati dagli enti locali, che accedono a questa rete in modo volontario. Il decreto colpisce il secondo livello, cambiando la tipologia di stranieri che possono accedere alla rete SPRAR. Questo ente si aprirà solo a chi ho tenuto la protezione internazionale, ai minori stranieri non accompagnati e a chi ottenuto permessi speciali riducendo notevolmente la platea di persone che potranno giovarne, poiché saranno esclusi coloro i quali faranno richiesta di asilo e sono in attesa di un responso. Per questi ultimi saranno previste sono le misure essenziali di accoglienza previste negli HUB regionali e nei CAS. In poche parole anziché utilizzare i CAS e gli HUB regionali come prime strutture emergenziali di accoglienza, ragione per cui erano nati, si faranno diventare questi luoghi dei centri di raccolta di migranti  che oltretutto non saranno come non sono al giorno d’oggi, attrezzati per strutturare un’accoglienza inclusiva. All’interno di questi centri d’esempio non ci sono le strutture necessarie per insegnare la lingua italiana, personale che possa fornire assistenza psicologica o l’assistenza specifica a particolari categorie vulnerabili come ha sostenuto anche l’ANCI  in una delle sue numerose relazioni sul tema del decreto sicurezza.

Tema della permanenza all’interno dei CPR dai 90 ai 180 giorni. Con l’ultimo decreto si intende aumentare il periodo di trattenimento all’interno dei CPR da 90 a 180 giorni. I giudici della corte costituzionale hanno stabilito che il trattenimento all’interno di questi centri essendo la misura che riduce la libertà personale, deve essere adottata nel rispetto dell’articolo 13 della costituzione che vieta “ogni forma di detenzione d’ispezione o perquisizione personale nel qualsiasi altra restrizione libertà personale se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.

Ottenimento della cittadinanza italiana: prima se passavano due anni dalla presentazione della domanda per l’ottenimento della cittadinanza italiana del cittadino extracomunitario che la realizzava ad esempio per motivi di matrimonio, se l’autorità non si esprimeva entro 24 mesi valeva il silenzio assenso. Oggi con questo decreto le procedure per la conclusione dei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza per matrimonio e per naturalizzazione si raddoppiano a prescindere: si portano cioè da 24 a 48 mesi. Si è provveduto inoltre ad alzare da € 200 a € 250 i costi degli atti relativi per richiedere la cittadinanza italiana.

In conclusione, a mio giudizio, questo è un decreto che per la sua impostazione è da definire assolutamente anacronistico, lontano dalla realtà. Affronta il tema dell’immigrazione con un’ottica unicamente securitaria con gli occhi di chi la vive come un problema a prescindere e con la testa di chi non ha in realtà di integrare proprio nessuno. La volontà è quella di fomentare l’allarmismo sociale sul tema andando a creare, oltre che pericolosi precedenti normativi, anche possibili problemi di convivenza civile. Un decreto che secondo me va a vanificare anche il lavoro svolto dalla nostra amministrazione nel corso degli anni e di tutte quelle amministrazioni che, come la nostra, si sono adoperate per includere e non per escludere. Un provvedimento che non mi rappresenta e che spero possa sparire presto dal nostro impianto normativo.

Gianluca Treccarichi

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